La “malattia della pioggia” è il nome con cui viene indicata la dermatofilosi, un’infezione della pelle causata dal batterio Dermatophilus congolensis. Il nome è nato in medicina veterinaria (“rain rot”): non significa che ci si ammali semplicemente prendendo la pioggia. L’umidità prolungata, però, favorisce la macerazione della pelle e la proliferazione del batterio.

Negli ultimi mesi del 2026 è stata osservata anche nell’uomo con alcuni focolai in Europa, per cui vale la pena distinguere bene la forma classica animale dalla situazione epidemiologica attuale nell’uomo.

1. Eziologia

L’agente causale è Dermatophilus congolensis, un batterio filamentoso (actinomicete).

Tradizionalmente la dermatofilosi è soprattutto una malattia degli animali, in particolare:

  • bovini;
  • cavalli;
  • ovini;
  • altri animali domestici e selvatici.

Nell’uomo è stata storicamente rara. Il batterio può penetrare attraverso piccole abrasioni o una barriera cutanea danneggiata; umidità e calore favoriscono il processo infettivo.

2. Come si trasmette?

Storicamente, nell’uomo, il principale fattore di rischio era il contatto con animali infetti o materiale contaminato.

La situazione europea attuale è però interessante perché l’ECDC ha rilevato cluster in cui sembra essere diventata importante anche la trasmissione da persona a persona attraverso contatto cutaneo stretto. Sono stati associati casi anche ad ambienti caldo-umidi e a sport di contatto; non è esclusa una trasmissione indiretta attraverso oggetti o superfici contaminate.

3. Come si manifesta nell’uomo?

È prevalentemente una infezione cutanea.

Le manifestazioni comprendono:

  • papule;
  • pustole;
  • croste;
  • lesioni desquamative;
  • arrossamento;
  • prurito, variabile;
  • talvolta dolore o fastidio.

Le lesioni possono comparire in diverse zone, tra cui tronco, cosce, inguine, volto e regione genitale.

Un aspetto importante è che l’aspetto delle lesioni non è sufficiente per fare diagnosi: può essere confusa con follicoliti, dermatofitosi, sifilide, mpox, mollusco contagioso e altre patologie dermatologiche.

4. Incubazione e durata

Nei recenti casi europei nell’uomo è stato stimato un periodo di incubazione mediano di circa 5,9 giorni, con un intervallo osservato di 2–22 giorni.

La durata dipende dall’estensione e dalle condizioni del paziente. Nella dermatofilosi animale, le forme non complicate possono risolversi spontaneamente in 2–3 settimane, soprattutto quando la pelle torna asciutta; nell’uomo i dati sono più limitati, ma i casi recenti sono stati generalmente lievi e con buona risposta alla terapia.

5. Diagnosi

La diagnosi non dovrebbe basarsi soltanto sull’aspetto delle lesioni.

Quando necessario, si può prelevare materiale dalla lesione per:

  • esame microscopico;
  • coltura batteriologica;
  • metodiche molecolari.

Questo è particolarmente importante perché diverse malattie della pelle possono avere un aspetto molto simile.

6. Terapia

Essendo un’infezione batterica, la terapia è antibiotica, ma la scelta dipende dalla sede, dall’estensione e dalla situazione clinica.

Nelle forme limitate può essere sufficiente una terapia antibiotica locale, mentre nelle forme più estese può essere necessario un antibiotico sistemico per via orale. Sono stati descritti anche casi con risoluzione spontanea.

È quindi importante non scegliere autonomamente l’antibiotico: una lesione cutanea simile può avere un’origine completamente diversa e richiedere un trattamento differente.

7. È una malattia grave?

Generalmente no, nell’uomo. I casi europei osservati finora hanno avuto prevalentemente un decorso lieve, senza complicanze gravi documentate e con buona risposta alla terapia.

Il motivo per cui se ne parla in questo periodo è soprattutto epidemiologico, cioè l’aumento inatteso dei casi e la possibilità che le modalità di trasmissione interumana siano diventate più importanti rispetto al passato.

In sintesi:

Aspetto Dermatofilosi
Agente Dermatophilus congolensis
Tipo Infezione batterica della pelle
“Malattia della pioggia” Nome storico, soprattutto veterinario
Pioggia Non è di per sé la causa
Favorenti Umidità, calore, macerazione, abrasioni
Sintomi Papule, pustole, croste, desquamazione, prurito
Incubazione nell’uomo Mediana ~5,9 giorni (2–22)
Diagnosi Esame microbiologico della lesione
Terapia Antibiotici locali o sistemici secondo il caso
Prognosi Generalmente buona

ATTENZIONE PERO’ A VOLTE SI INDICA COME MALATTIA DELLA PIOGGIA ANCHE UNA ALTRA GRAVE MALATTIA, LA LEPTOSPIROSI, TRASMESSA DAI RODITORI. QUESTA NON E’ DA CONFONDERE CON LA PRIMA SU DESCRITTA.

Con “malattia della pioggia” si indica spesso, in modo colloquiale, la leptospirosi, un’infezione batterica che può comparire dopo forti piogge, allagamenti o contatto con acqua/terreno contaminati. Il termine non è però una diagnosi medica ufficiale.

Cos’è e come si trasmette

La leptospirosi è causata da batteri del genere Leptospira. Il principale serbatoio sono i roditori, soprattutto i ratti, ma anche cani, bovini, suini, cavalli e altri mammiferi possono eliminare il batterio con le urine.

La pioggia in sé non trasmette la malattia: il problema è che le piogge intense e le alluvioni possono disseminare l’urina di animali infetti nell’acqua e nel fango. Il batterio può entrare nell’organismo attraverso:

  • piccole ferite o abrasioni della pelle;
  • mucose, soprattutto occhi e bocca;
  • più raramente attraverso ingestione di acqua o alimenti contaminati.

Sintomi

L’incubazione è generalmente di 5–14 giorni, ma può variare da 2 a 30 giorni.

La forma iniziale può sembrare una normale influenza e può comprendere:

  • febbre improvvisa
  • brividi
  • forte mal di testa
  • dolori muscolari, spesso particolarmente marcati ai polpacci e alla zona lombare
  • stanchezza
  • nausea e vomito
  • diarrea
  • dolore addominale
  • occhi arrossati/congiuntive molto iniettate
  • talvolta eruzione cutanea.

In alcuni casi la malattia è bifasica: dopo un primo periodo di miglioramento, può comparire una seconda fase più grave.

Forme gravi

Una minoranza dei casi può evolvere verso una leptospirosi grave, con interessamento di più organi. Può provocare:

  • ittero (pelle e occhi gialli);
  • insufficienza renale;
  • insufficienza epatica;
  • meningite;
  • difficoltà respiratoria o emorragia polmonare;
  • alterazioni della pressione e della funzione cardiaca.

La combinazione di grave interessamento renale ed epatico è classicamente chiamata malattia o sindrome di Weil. Nei casi gravi la leptospirosi può essere potenzialmente mortale.

Durata

La durata è molto variabile.

  • Le forme lievi possono risolversi nell’arco di alcuni giorni fino a qualche settimana.
  • Le forme più importanti possono durare più a lungo e richiedere ricovero.
  • Se non trattata, la guarigione può essere molto più lenta e protrarsi anche per mesi.

Diagnosi

La diagnosi non può essere fatta solamente dai sintomi, perché questi possono assomigliare a influenza, COVID, dengue, altre infezioni e numerose altre malattie.

Il medico può richiedere esami del sangue e, a seconda del momento della malattia, PCR o test sierologici per individuare l’infezione da Leptospira. La scelta del test dipende anche da quanti giorni sono trascorsi dall’inizio dei sintomi.

Terapia

La leptospirosi è trattabile con antibiotici e il trattamento dovrebbe essere iniziato precocemente quando il sospetto clinico è elevato, senza necessariamente aspettare la conferma definitiva degli esami.

Per le forme non gravi possono essere utilizzati, a seconda del caso e delle eventuali controindicazioni, doxiciclina, amoxicillina, ampicillina o azitromicina. Nelle forme gravi può essere necessario un trattamento endovenoso, ad esempio con penicillina o ceftriaxone, oltre alle terapie di supporto.

Non è consigliabile iniziare autonomamente un antibiotico: scelta del farmaco e durata devono essere stabilite dal medico, soprattutto in gravidanza, nei bambini o in presenza di problemi renali/epatici.

Quando bisogna rivolgersi rapidamente a un medico

Se dopo aver avuto contatto con acqua stagnante, fango, acqua di fiume o alluvionale, soprattutto dopo forti piogge, compaiono febbre, forti dolori muscolari, mal di testa, vomito o occhi molto arrossati, è opportuno segnalare al medico l’esposizione all’acqua/fango e valutare rapidamente la leptospirosi.

Se compaiono ittero, difficoltà respiratoria, confusione, forte riduzione della quantità di urina, sanguinamento o peggioramento rapido, è indicata una valutazione urgente.

 

Di Dr.Eugenio Ferrari- Gino

Medico Chirurgo di Medicina Generale- Specialista in Malattie Infettive